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NIS2: la direttiva europea sulla cybersicurezza diventa operativa
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NIS2: la direttiva europea sulla cybersicurezza diventa operativa

NIS2: la direttiva europea sulla cybersicurezza diventa operativa

Cos’è, a chi si applica e cosa cambia entro ottobre 2026 per migliaia di organizzazioni italiane.


C’è una scadenza che, nei prossimi mesi, riguarderà migliaia di organizzazioni italiane: entro ottobre 2026 i soggetti coinvolti dalla direttiva europea NIS2 dovranno avere operative una serie di misure di sicurezza informatica. Non è una novità per soli addetti ai lavori. È il segnale di un cambiamento più ampio, in cui la protezione dei dati smette di essere una questione tecnica e diventa una responsabilità diffusa, che tocca settori, professioni e competenze.

Proviamo a fare chiarezza, partendo dalle basi.

Cos’è la NIS2

NIS2 sta per Network and Information Security, ed è la seconda versione di una direttiva europea dedicata alla sicurezza informatica. Si tratta della Direttiva (UE) 2022/2555, recepita in Italia con il Decreto Legislativo 4 settembre 2024, n. 138.

L’obiettivo è preciso: alzare il livello di sicurezza informatica delle organizzazioni che svolgono attività considerate critiche per il funzionamento del Paese. In altre parole, garantire che ospedali, aziende energetiche, trasporti, pubbliche amministrazioni e molte altre realtà siano in grado di prevenire, gestire e segnalare gli attacchi informatici.

In Italia, l’autorità di riferimento è l’ACN — Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, che vigila sull’applicazione della direttiva, gestisce l’elenco dei soggetti coinvolti e definisce le misure tecniche da adottare.

A chi si applica

La NIS2 distingue due categorie: i soggetti essenziali e i soggetti importanti. La differenza riguarda il livello di criticità dell’attività svolta e la dimensione dell’organizzazione, e si traduce in regimi di vigilanza e responsabilità diversi. In entrambi i casi, però, gli obblighi di sicurezza si applicano.

Il perimetro è ampio: 18 settori — suddivisi tra altamente critici e critici — e oltre 80 tipologie di organizzazioni. Tra i settori coinvolti ci sono sanità, energia, trasporti, pubblica amministrazione, settore bancario e finanziario, infrastrutture digitali, gestione dei rifiuti, alimentare, manifatturiero e ricerca.

Secondo i dati dell’ACN, l’elenco dei soggetti NIS supera le 21.000 organizzazioni in Italia. Un numero che da solo racconta la portata del cambiamento.

Cosa chiede la direttiva

La NIS2 non si limita a chiedere genericamente “più sicurezza”. Stabilisce obblighi concreti, che le organizzazioni devono saper tradurre in pratica e — soprattutto — dimostrare. Tra i principali:

  • Misure di sicurezza operative e dimostrabili: non basta scrivere una policy, occorre che le misure siano effettivamente in funzione e verificabili.
  • Sicurezza della catena di fornitura: la protezione non riguarda solo l’organizzazione, ma anche i suoi fornitori, che devono essere allineati agli stessi standard.
  • Notifica degli incidenti: gli incidenti significativi vanno comunicati al CSIRT Italia secondo tempistiche precise — una prima segnalazione entro 24 ore, una notifica completa entro 72 ore e una relazione finale entro un mese.
  • Responsabilità diretta degli organi direttivi: la sicurezza informatica diventa una questione di governance, di cui rispondono i vertici dell’organizzazione.

La scadenza: perché “ottobre 2026” non è uguale per tutti

Si legge ovunque “entro ottobre 2026”, ma vale la pena fare una precisazione che spesso sfugge. La normativa non fissa un singolo giorno valido per tutti. Il termine per l’adozione delle misure di sicurezza di base è di 18 mesi dalla ricezione, da parte di ciascun soggetto, della comunicazione di inserimento nell’elenco NIS, inviata dall’ACN via PEC a partire dal 12 aprile 2025.

Significa che ogni organizzazione ha una propria scadenza, calcolata sulla data in cui ha ricevuto la comunicazione. “Ottobre 2026” è quindi il mese indicativo entro cui matura il termine per i primi soggetti coinvolti, non una data unica e universale. È una distinzione che conta, soprattutto per chi deve pianificare il proprio percorso di adeguamento.

Perché riguarda anche le competenze, non solo le organizzazioni

Fin qui abbiamo parlato di obblighi che ricadono sulle organizzazioni. Ma c’è un riflesso più ampio che merita attenzione: quando la sicurezza dei dati diventa una priorità di sistema, le competenze digitali legate a questo ambito acquistano un valore concreto.

Saper proteggere dati e dispositivi, conoscere i principi della protezione dei dati personali e del GDPR, comprendere le logiche di base della sicurezza informatica: sono competenze che fino a pochi anni fa venivano considerate un “extra” e che oggi rientrano sempre più nel bagaglio atteso da un professionista, in qualunque settore operi.

Non si tratta di un obbligo individuale — la NIS2 non impone certificazioni alle singole persone — ma di una direzione chiara del mercato del lavoro e della pubblica amministrazione: la consapevolezza digitale è una risorsa che cresce di importanza.

Il ruolo di IDCERT

In questo scenario, IDCERT contribuisce dal lato che le è proprio: la certificazione delle competenze digitali. I percorsi IDCERT in ambito privacy e sicurezza informatica — costruiti sul DigComp, il Framework Europeo per le Competenze Digitali — permettono di attestare in modo oggettivo le conoscenze acquisite, con certificazioni accreditate e spendibili nel curriculum, nei concorsi pubblici e nelle graduatorie.

Non è la soluzione alla compliance NIS2 di un’organizzazione, che richiede interventi tecnici e organizzativi specifici. È, piuttosto, un modo per chi lavora o si forma di dare valore dimostrabile a competenze che il contesto attuale rende sempre più rilevanti.

Perché in un mondo che mette la sicurezza dei dati al centro, sapere è il punto di partenza. Dimostrarlo, il passo successivo.


Scopri i percorsi di certificazione IDCERT in ambito privacy e sicurezza informatica: it.idcert.io/courses

Per approfondire la normativa:

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